Rapporto annuale Thales: l'escalation degli attacchi ransomware e i rischi relativi ai dati nel cloud suonano come un allarme per la sovranità digitale

Di giulia-borgoni — 2025-06-24

Il rapporto annuale di Thales sulle minacce informatiche ha evidenziato un preoccupante aumento degli attacchi ransomware...

Rapporto annuale Thales: l'escalation degli attacchi ransomware e i rischi relativi ai dati nel cloud suonano come un allarme per la sovranità digitale

Il rapporto annuale di Thales sulle minacce informatiche ha rivelato un preoccupante aumento degli attacchi ransomware e dei rischi associati ai dati sensibili archiviati nel cloud. L’indagine, condotta tra circa 3.000 professionisti IT di organizzazioni pubbliche e private in 18 paesi diversi, evidenzia le strategie implementate dalle aziende per proteggere i propri dati in un panorama delle minacce informatiche in continua evoluzione.

Rise in Ransomware Attacks:

Secondo il rapporto, il 47% dei professionisti intervistati ha segnalato un aumento delle minacce alla sicurezza, sia in termini di volume che di gravità. A livello globale, il 37% degli intervistati ha dichiarato di aver subito una violazione dei dati negli ultimi 12 mesi, con una percentuale che sale al 46% in Italia. Gli attacchi ransomware, che bloccano l'accesso delle organizzazioni ai propri dati e richiedono un riscatto per il loro ripristino, sono emersi come una delle principali minacce.

Risks Associated with Sensitive Data in the Cloud:

Il cloud storage è stato identificato come l’obiettivo principale degli attacchi dal 28% dei partecipanti al sondaggio, seguito dai dispositivi degli utenti finali. Questo aumento delle violazioni dei dati nel cloud è principalmente attribuito alla crescente adozione di ambienti di lavoro basati sul cloud da parte delle aziende. Nello specifico, il 75% dei professionisti intervistati ha affermato che quasi la metà dei dati archiviati nel cloud saranno ormai classificati come sensibili a partire dal 2022. Gli errori umani, come errori di configurazione o l’omissione dell’autenticazione a più fattori (MFA), sono stati identificati come le principali cause di vulnerabilità.